I Venus In Disgrace hanno pubblicato ‘White Desire’, il secondo singolo tratto dall’album ‘Dancefloor Nostalgia’

 
di Irene Tempestini
È online “White Desire“, il nuovo singolo dei Venus in Disgrace, il duo romano elletro-dark. Il brano è tratto dall’album “Dancefloor Nostalgia“, in uscita il 2 aprile 2021 per Lost Generation Records. Il brano segue il primo singolo Hedda Gabler (ascoltalo QUI).
Ad accompagnare ‘White Desire’ il video diretto da Bez Yorke (EIBY Video Lab), che con i suoi giochi di luce e ombra si sposa molto bene con l’intenzione della traccia.
 

 

Un brano,”White Desire“, che fin dal primo ascolto è riuscito a far vibrare intimi spazi di vita affollati di ricordi, riportando alla memoria di chi scrive, quella ragazzina che ballava ad occhi chiusi in mezzo alla pista, e che si isolava da tutto e tutti, pronta solo a lasciarsi attraversare dai sogni ispirati dai synth e dai riverberi. Quella ragazzina un po’ strana agli occhi degli altri, a cui non interessava che il mondo le scorresse attorno, perchè felicemente immersa in spazi tutti suoi, fatti di melodie e suoni.
 

 

‘White Desire’ apre un varco temporale sulle nostalgiche emozioni che, sedimentandosi, delineano quello che siamo nel presente, ripercorrendo le nostre vite ma partendo, sempre e comunque, da quel nucleo emozionale di cui siamo fatti e che rimane inalterato nonostante il trascorrere del tempo. Ed ecco che ‘White Desire’, così come il primo singolo Hedda Gabler, fa risuonare l’immortale essenza di quella ragazzina, ora cresciuta, che sognante ballava, e balla, cullata dagli amati synth e dalla rassicurante e profonda voce dei Venus in Disgrace. White Desire è la seconda fermata di un viaggio sospeso e senza tempo, in cui è bello perdersi ballando ad occhi chiusi, in mezzo alla caotica, quanto attraente, pista della vita.
 

BIO E INFO SUI VENUS IN DISGRACE QUI

 

Guarda e ascolta ‘White Desire’:

 

Irene Tempestini
Irene Tempestini

Giornalista pubblicista, storica dell'arte e Senior SEO Copywriter. Fondatrice e direttrice responsabile di Zest. Vengo da anni di cronaca e inchieste, e da quel mestiere ho imparato a guardare bene prima di scrivere. Faccio parte del Giornalismo Costruttivo, che non si ferma al problema, ma cerca anche risposte e vie d'uscita. Su Zest uso la cultura per interrogare il presente, tra suoni e visioni.

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