Pistoia Capitale della Cultura 2017, una occasione di essere sotto le luci della ribalta che arriva in un silenzioso vuoto, anche mediatico. Una città ricca di cultura e di tradizioni, in cui le botteghe artigiane provano a resistere, dove la crisi è stata ed è ancora dura, un luogo che, tuttavia, potrebbe essere scintilla di Rinascimento
La crisi mette in pratica una forte selezione, non basta più avere l’ingresso del negozio in una zona trafficata, le persone spendono meno e si fa sempre più fatica a reinventarsi. Le porte si chiudono e le strde diventano più anonime. E la cultura, presente nei programmi, comincia a scappare da tutte le vie del centro storico, come acqua da uno scolapasta.
Non si tratta della solita critica all’amministrazione, pur colpevole di un forte vuoto mediatico e di scelte poco coerenti (perché fare la conferenza stampa di Pistoia Capitale della Cultura a Firenze?), piuttosto di una analisi schietta di ciò che un visitatore potrebbe trovarsi davanti agli occhi. Una bellissima città, fruibile e godibile, in cui però alcuni grandi marchi hanno sommerso le piccole realtà, in cui le novità fanno fatica ad emergere (anche nell’anno come Capitale della Cultura). Un bellissimo quadro immobile, perfetto, ma senza personalità. “E meno male che c’è la salute, sennò si dovrebbe inventarla”.
Viene da pensare che sia necessario, come sempre, rimboccarsi le maniche, e provare a sfruttare l’ennesima occasione (quasi gettata al vento) da soli. Che poi è quello che gli italiani hanno sempre fatto e riescono a fare meglio (ed è per questo che nonostante tutto il nostro è un paese ancora “abitabile”, parafrasando Gaber). Per cui accogliamo l’idea di rivincita e vi lanciamo uno spunto per investire su voi stessi.
Webagel, un evento fatto
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