Venus In Disgrace, ‘Hedda Gabler’ feat. Gianluca Divirgilio (Arctic Plateau)

 
di Irene Tempestini
 
 

 

Che bello quando il tempo si ferma, congelato nella nostra dimensione più intima, quella che non porta i segni dell’età, non soffre la mutevolezza degli eventi, delle epoche, delle mode, della vita. Che bello quando in cuffia ti ritrovi ad ascoltare in loop un brano che ti fa pensare a quello che eri e sei, prescindendo da tutto, a quello che ami, al buio dell’anima che non fa paura perchè non è altro che la cosa più importante che abbiamo, ossia l’angolo più profondo, vero e intimo di noi stessi. Ed è proprio da quella calda e segreta oscurità che si genera il tuo mondo, la dimensione a cui senti di appartenere, e che àncora saldamente la ‘barchetta’ della tua esistenza ad un porto sicuro, a cui torni sempre, dopo interminabili e continue esplorazioni in alto mare.
Hedda Gabler è una piacevole malinconia, è la cordata sulla montagna dell’essere, a cui ci si aggrappa quando è facile che una tormenta ci colga all’improvviso. Un brano dark elettronico dalle tinte pop, magnificamente puro, senza tempo, il cui titolo è ispirato appunto ad ‘Hedda Gabler’, dramma in quattro atti dello scrittore e drammaturgo norvegese Henrik Ibsen. Onde di atmosfere cupe e synth evocano la migliore tradizione dark, che per gli amanti del genere, resta inossidabile e inesauribile fonte di ispirazione. Le parole si adagiano con delicata intensità e pudore sui suoni, amplificando l’emotività e la suggestione nell’ascolto di questo piccolo grande viaggio di poco più di quattro minuti.

 

 
 
BIO
 
Nati a Roma nella seconda metà dei ’90, i Venus in Disgrace sono Fabio Babini, critico musicale per diverse importante testate di settore come RitualClassix!, e Classix Metal, e Max Varani, attivo in progetti musicali come Corpsefucking Art, Degenerhate, e remixer per Aborym, Klimt 1918. Influenzati dalla dark wave di matrice elettronica, pubblicano una demo omonima nel ’99 e poi sciogliersi da lì a poco. A vent’anni di distanza, rispolverano il progetto e pubblicano per Lost Generation Records l’album “Dancefloor Nostalgia“, registrato nell’autunno del 2020 e missato e masterizzato da Fabio Fraschini (Arctic Plateau, Novembre)

 

Il commento della band: “Abbiamo finito questo brano nel 1999. Dopo 21 anni lo abbiamo ripreso, stravolto nella struttura e riarrangiato in chiave synthpop/darkwave. Gli unici due punti di congiunzione con il vecchio brano sono il titolo ed il testo ispirato appunto ad ‘Hedda Gabler‘. Questo è il nostro “dramma” in quattro minuti e ventisei secondi“. Il brano vede alla seconda voce e alle chitarre Gianluca Divirgilio (Arctic Plateau).

 
 

Ascolta Venus In Disgrace, ‘Hedda Gabler’:

 

 

 

Venus in Disgrace
© Paolo De Bonis
Irene Tempestini
Irene Tempestini

Giornalista iscritta all'Ordine Nazionale, Storica dell'Arte, Editor Musicale e Senior SEO Copywriter. Fondatrice e Direttore Responsabile di Zest, unisco il rigore del metodo giornalistico con le più avanzate strategie di visibilità digitale. Con vent'anni di esperienza nella comunicazione, curo narrazioni d'autore tra suoni e visioni, trasformando la cultura in un atto di resilienza consapevole.
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