Villa Argentina apre per la prima volta al pubblico

Oggi, domenica 23 novembre alle 15,30 Villa Argentina aprirà per la prima volta nella sua storia alla città di Viareggio. Esempio di Liberty italiano – che mostra sulla facciata una delle più significative pannellature in ceramica realizzata da Galileo Chini – Villa Argentina viene infatti restituita alla città come edificio pubblico, spazio aperto per iniziative, mostre e incontri, grazie all’imponente opera di restauro condotta dalla Provincia di Lucca, che dell’immobile è proprietaria e sull’immobile ha investito quasi 8 milioni di euro, dal 2001 a oggi, con il sostegno del Ministero dei Beni Culturali e della Regione Toscana.

villa argentina Foto storicaDapprima abitazione privata, poi pensione per le vacanze estive, l’edificio, dislocato su tre piani per un totale di 1650 metri quadrati, dagli anni Ottanta versava in uno stato di abbandono e degrado che pareva senza ritorno.

Il 6 dicembre  prenderanno il via una serie di iniziative; la prima sarà la mostra dedicata alla Prima guerra mondiale. “La Grande Guerra di Lorenzo Viani. Viareggio-Parigi-Il Carso. Pittura e fotografia della Grande Guerra in Lorenzo Viani e Guido Zeppini”. Nell’anno del centenario dallo scoppio del primo conflitto mondiale, Viareggio celebra i suoi 381 caduti, dedicando loro un allestimento inedito del maestro indiscusso dell’espressionismo italiano.Le opere, alcune delle quali mai esposte fino ad oggi, verranno affiancate dalle fotografie di Guido Zeppini, medico e fotografo dal fronte.

L’inaugurazione è aperta a tutta la città: per l’occasione sono previste visite guidate per ripercorrere, attraverso anche una sala dedicata, la storia del lungo e accurato restauro.

villa argentina Pannellatura Chini
Pannellatura Chini

 

villa argentina Stucchi

 

 

Irene Tempestini
Irene Tempestini

Giornalista pubblicista, storica dell'arte e Senior SEO Copywriter. Fondatrice e direttrice responsabile di Zest. Vengo da anni di cronaca e inchieste, e da quel mestiere ho imparato a guardare bene prima di scrivere. Faccio parte del Giornalismo Costruttivo, che non si ferma al problema, ma cerca anche risposte e vie d'uscita. Su Zest uso la cultura per interrogare il presente, tra suoni e visioni.

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