di Elisangelica Ceccarelli
– E’ la storia di due torbide ossessioni “Diario di uno scandalo” diretto dall’ inglese Richard Eyre (“Iris”, “Stage beauty”) e, anche se le due attrici protagoniste, seppur candidate, non hanno vinto l’Oscar, le loro interpretazioni rimarranno a lungo nella mente degli spettatori. Si tratta di Judi Dench nel ruolo di un’ anziana professoressa lesbica invaghita di una giovane insegnante di arte e di Cate Blanchett (Sheba) che instaura una relazione sentimentale e sessuale con un suo allievo quindicenne. Un film politicamente scorretto (o forse no?) che analizza due donne ai limiti. Due donne diversissime: una anziana, non piacente, spigolosa, notturna, sola (la Dench) l’altra (la Blanchett illuminata da una fotografia che la rende magnifica) bellissima, borghese, solare, circondata da affetti. Eppure le due donne sono accomunate da una insoddisfazione di fondo che le porta ad instaurare, comunque, relazioni pericolose.
Se l’anziana professoressa, nel suo delirio, si illude di conquistare la giovane donna diventandone amica intima,
Il regista riesce ad orchestrare molto breve le prove di queste due attrici ed estrapolarne gli aspetti recitativi migliori. Non dà giudizi morali, non esprime opinioni. La sua storia procede regolare, incessante, incalzante fino all’ abisso. Forse poteva osare di più. Le due donne, uscite dagli schemi potevano optare per scelte estreme, rivoluzionarie. Ed invece ritornano all’ ovile. E forse, anzi quasi sicuramente, continueranno ad esercitare nell’ ombra i loro oscuri desideri.
