Artigiani di Firenze a Shangai

di Redazione

 

Proprio ieri, in una tiepida e soelggiata domenica invernale, ci trovavamo a passeggiare per le vie di Firenze, e a riflettere sul valore artistico, storico ma anche sulle maestranze artigianali di questa splendida terra. A distanza di poche ore ci giunge, a pennello diremo noi,  notizia che un gruppo di artigiani fiorentini avranno uno spazio a loro dedicato al Florentia Village di Shangai (un nuovo outlet che inaugurerà il 22 gennaio), grazie a R.D.M e alla collaborazione con Osservatorio dei Mestieri d’Arte.

Due orafi, il maestro orafo Paolo Penko, l’artigiano Claudio Ranfagni, le calzature su misura  firmate Stefano Bemer e borse e accessori della storica Scuola del Cuoio, saranno a Shangai dal 22 al 25 gennaio. Per inaugurare il Florentia Village, la nuova destinazione dello shopping di lusso a prezzi ridotti (60.000 mq con 200 negozi di brand italiani ed internazionali, tutto ispirato all’architettura classica italiana con particolare attenzione alle città di Firenze e Venezia, mete apprezzate dal nuovo turismo cinese) il gruppo R.D.M ha voluto farsi ambasciatore dell’eccellenza del prodotto italiano, portando per la prima volta nel sud del paese del dragone, quattro realtà artigianali uniche.

Un’impresa resa possibile grazie alla collaborazione dell’Osservatorio dei Mestieri d’arte di Firenze (OmA), associazione no profit dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze da sempre dedita alla valorizzazione dell’artigianato artistico fiorentino di qualità. Durante la trasferta cinese, botteghe artigianali come quelle di Paolo Penko e Claudio Ranfagni, e quelle più strutturate ma pur sempre artigianali come la Stefano Bemer e La Scuola del Cuoio, daranno dimostrazione della loro arte in Florence Handicraft, un’area allestita ad hoc (180 metri quadrati) all’interno di Florentia Village.

www.osservatoriomestieridarte.it

Irene Tempestini
Irene Tempestini

Giornalista pubblicista, storica dell'arte e Senior SEO Copywriter. Fondatrice e direttrice responsabile di Zest. Vengo da anni di cronaca e inchieste, e da quel mestiere ho imparato a guardare bene prima di scrivere. Faccio parte del Giornalismo Costruttivo, che non si ferma al problema, ma cerca anche risposte e vie d'uscita. Su Zest uso la cultura per interrogare il presente, tra suoni e visioni.

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