di TED
È stato intercettato un messaggio. Ted ci dice quello che la cronaca non può dire.
[DISPACCIO #01 – TED]
C’è una storia che pochi ricordano. Nel 1985, Sting scappava dalla claustrofobia dei Police e si rifugiava in una stanza d’università a New York. Lì, grazie a un segnale satellitare piratato, guardava la tv russa.
Non cercava segreti militari, cercava la vita. E la trovò nei programmi per bambini: cartoni animati pieni di una cura e di una dolcezza che la nostra propaganda di allora non ci permetteva di immaginare. Da quel segnale “rubato” nacque Russians.
Oggi, siamo ancora lì. Siamo tornati a guardare il mondo attraverso schermi che filtrano la realtà, solo che stavolta gli algoritmi sono più feroci dei vecchi censori. Ci dicono chi odiare, chi temere, chi cancellare. Ma la domanda di Sting torna a galla come un relitto che non vuole affondare: “Spero che anche i russi amino i loro figli”.
Pubblico questo pezzo perché mi sono stancato del cinismo dei talk show. In un’epoca dove i droni hanno sostituito i volti, rivendicare la biologia comune è l’unico atto rivoluzionario rimasto.
Non mi importa dei confini, mi importa di quel padre che, a migliaia di chilometri da qui, rimbocca le coperte a suo figlio con la stessa identica paura che sento io.
Se c’è una speranza per non estinguerci, non è nei trattati di pace firmati con penne d’oro, ma in quel battito di ciglia universale che ci rende tutti, disperatamente, simili.
[LOG DI TRASMISSIONE | TED]
- SORGENTE: Russians (Sting, 1985). Campionamento da Prokof’ev.
- FREQUENZA: Underground Echoes.
- STATO: Cronaca di una resistenza umana.
- NOTA: Gli algoritmi non amano i figli. Noi sì.
[FINE COMUNICAZIONE]
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