Marina Abramović a Venezia: il corpo come ultima verità

Viviamo tra corpi che non esistono. Filtrati, ritoccati e ridotti a immagine da far scorrere col pollice. Marina Abramović fa l’esatto contrario. Mette il corpo vero dentro lo spazio e ti costringe a stargli davanti. Alle Gallerie dell’Accademia di Venezia quel corpo torna a occupare la scena.

Transforming Energy non è una mostra qualsiasi. È la prima volta che le Gallerie dell’Accademia dedicano una grande personale a un’artista donna vivente. Detto così suona come un merito. In realtà è la fotografia impietosa di quanto tempo ci è voluto.

Cosa vedere in mostra di Marina Abramović

La mostra mette in dialogo le performance storiche dell’artista con i capolavori del Rinascimento custoditi all’Accademia. Da una parte i corpi dipinti, idealizzati e fermati per sempre nella pittura. Dall’altra il corpo di Abramović, che ha fatto della durata, della fatica, del limite fisico la sua materia per cinquant’anni.

Una tensione tra corpo reale e immagine che attraversa anche la Venere di Jago, dove la perfezione del mito lascia spazio alla vulnerabilità della carne.

Non è un accostamento decorativo. È uno scontro. Il corpo eterno dell’arte contro il corpo mortale della performance. La bellezza che non invecchia contro la carne che resiste finché può.

Perché il suo corpo ci riguarda da vicino

Abramović ha passato la vita a restare seduta mentre sconosciuti la fissavano per ore. Restare immobile fino allo sfinimento. Restare presente quando tutto, intorno, spingeva ad andarsene. In un tempo che ci vuole rapidi, reattivi, sempre altrove, la sua opera è resistenza pura. È una forma diversa di quella resistenza al rumore che in No. 14, 1960 di Mark Rothko passa invece attraverso il silenzio e l’immobilità.

Perché la presenza, oggi, è la cosa più rara che abbiamo. Siamo ovunque e da nessuna parte, il corpo su una sedia e la testa dentro uno schermo. Abramović ci rimette dentro il nostro corpo con la forza. Ti guarda, e ti obbliga a esserci. Niente filtro, niente scroll e niente via di fuga.

Fino a quando e come visitarla

La mostra resta aperta fino al 18 ottobre, in concomitanza con la 61ª Biennale. Un motivo in più per non rimandare, perché a Venezia in quei mesi ci sarà tutto tranne il tempo.

Il Rinascimento ha dipinto corpi perfetti per farli durare in eterno. Abramović usa il suo, mortale e imperfetto, per ricordarci che l’unico corpo che conta è quello che sta davvero qui, adesso, e che finirà. Non un corpo dipinto. Uno vivo, che si consuma sotto i nostri occhi e non chiede di essere salvato.

Zest / Visioni


Mostra: Marina Abramović. Transforming Energy
Sede: Gallerie dell’Accademia, Venezia
Fino al: 18 ottobre 2026
Orari: da martedì a domenica 9.00-19.00, lunedì chiuso
Biglietti e prenotazioni: gallerieaccademia.it

Irene Tempestini
Irene Tempestini

Giornalista pubblicista, storica dell'arte e Senior SEO Copywriter. Fondatrice e direttrice responsabile di Zest. Vengo da anni di cronaca e inchieste, e da quel mestiere ho imparato a guardare bene prima di scrivere. Faccio parte del Giornalismo Costruttivo, che non si ferma al problema, ma cerca anche risposte e vie d'uscita. Su Zest uso la cultura per interrogare il presente, tra suoni e visioni.

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