di Irene Tempestini
Guardare Number 17A oggi significa confrontarsi con un’immagine che assomiglia molto al nostro tempo. Se nel secondo Novecento Pollock è stato letto come l’artista che rompeva con la pittura tradizionale e con l’idea stessa di composizione ordinata, oggi quest’opera può apparire anche come il ritratto visivo di una realtà frammentata, instabile, attraversata da tensioni continue.
Non è soltanto action painting. In quelle colature, in quelle traiettorie spezzate, in quella materia che sembra muoversi in ogni direzione, si può leggere qualcosa di molto vicino alla nostra esperienza contemporanea: sovraccarico, dispersione, rumore, accumulo. Number 17A non organizza il caos per rassicurare chi guarda. Lo espone, lo lascia vibrare, lo rende visibile.
Ed è proprio qui che l’opera continua a parlare al presente. La sua forza non sta solo nell’impatto immediato, quasi fisico, ma nella capacità di tenere insieme energia e tensione, impulso e controllo. Ogni gesto sembra libero, ma non casuale. Ogni traccia appare instabile, eppure parte di un equilibrio più profondo, meno evidente, quasi sotterraneo.
Forse è anche per questo che Pollock oggi ci sembra meno distante di quanto si possa pensare. In un’epoca che semplifica tutto in superficie ma produce complessità ovunque, Number 17A ci ricorda che il disordine non è sempre il contrario della forma. A volte è la forma più sincera che il presente riesce a darsi.
L’opera non offre un centro stabile a cui aggrapparsi, ma suggerisce una possibilità diversa: imparare a stare dentro la turbolenza senza pretendere di eliminarla. In questo senso, il suo caos non è solo esplosione. È anche una disciplina dello sguardo, una lezione sulla possibilità di attraversare la frammentazione senza andare in frantumi.
Zest Visioni – Analisi e contesto
Opera: Number 17A, 1948.
Tecnica: drip painting su fibra di legno.
Perché ci parla ancora oggi: l’opera può essere riletta come immagine della complessità contemporanea, dove il disordine non è un incidente da correggere ma una condizione da comprendere.
Nota critica: la stratificazione del colore e dei gesti restituisce una tensione continua tra dispersione ed equilibrio, trasformando il caos in una forma visiva capace di parlare alle emozioni e alle contraddizioni del presente.




