di Irene Tempestini
Riascoltare Who Wants to Live Forever nel 2026 significa incontrare una canzone che ha smesso da tempo di appartenere soltanto al cinema o al mito dei Queen. Oggi suona come qualcosa di ancora più scoperto e scomodo: una meditazione sul limite, sulla perdita, sull’impossibilità di sottrarsi al tempo.
In un presente che promette estensioni infinite della produttività, della visibilità, perfino dell’identità digitale, il brano rimette al centro una domanda che preferiamo evitare: che cosa resta umano, se smettiamo di accettare la nostra fine?
Scritta da Brian May per Highlander e pubblicata nel settembre 1986 come singolo tratto da A Kind of Magic, la canzone nasce già dentro un immaginario segnato dall’immortalità e dal dolore che porta con sé.
Ma è proprio questo il punto: nei Queen l’eternità non ha nulla di trionfale. Non è un premio. È una ferita. E Freddie Mercury la canta senza trasformarla in retorica, ma lasciandole addosso tutta la sua gravità.
Nel 2026 questo nucleo emotivo torna a colpire con una forza particolare. Viviamo in un’epoca che archivia tutto, conserva tutto, replica tutto. Il tempo biologico viene continuamente sfidato dall’ossessione per la permanenza: restare rilevanti, restare presenti, restare performanti.
Who Wants to Live Forever interrompe questa fantasia e la svuota dall’interno. Non celebra la durata. Ci ricorda che senza fragilità non esiste intensità, e che senza fine non esiste nemmeno misura dell’amore.
La sua grandezza sta anche qui: non oppone alla paura della morte un eroismo rumoroso. Sceglie invece una strada più nuda, più difficile. L’orchestra allarga lo spazio emotivo, la voce apre una fenditura, ma il cuore del brano resta una verità semplicissima. Non tutto può essere trattenuto, non tutto può essere salvato. E forse proprio per questo alcune cose contano davvero.
In questa prospettiva, la canzone oggi appare quasi come una contro-narrazione del presente. In un mondo che ci chiede di ottimizzare ogni cosa, anche il dolore, i Queen restituiscono dignità a ciò che non si può gestire né correggere: il tempo che passa, il corpo che cambia, l’amore che non può vincere sulla mortalità ma può comunque attraversarla.
Non c’è consolazione facile in Who Wants to Live Forever. C’è qualcosa di più raro, ossia la lucidità di guardare il limite senza smettere di cantare.
Zest Suoni – Scheda editoriale
- Release: singolo pubblicato il 15 settembre 1986, tratto da A Kind of Magic e legato alla colonna sonora di Highlander.
- Produzione: Queen, David Richards.
- L’incrocio: la scrittura di Brian May e l’orchestrazione diretta da Michael Kamen trasformano il brano in una ballata sospesa tra rock e cinema.
- Focus attualità: il pezzo può essere riletto come una risposta radicale all’ossessione contemporanea per la permanenza, la replica e la sopravvivenza simbolica.




