Le improvvisazioni dark di Sound Awakener

di Redazione

E’ uscito il 4 ottobre scorso Five Chapters (Petroglyph Music), che contiene cinque improvvisazioni composte dall’artista vietnamita Sound Awakener (Nguyễn Hồng Nhung), utilizzando un pianoforte verticale. Ogni brano si distingue nettamente dagli altri; Vibrate  ha in sè una serie di strati di riverbero, in Gather Eternity il suono  si trasforma in un forte sibilo distorto, mentre in Gallery of emptyness il suono sembra registrato in bassa, anzi bassissima, risoluzione, a differenza dalle produzioni moderne alle quali siamo abituati. Remembering all passing things e Untold sono infine un mix di pianoforte e field recordings. Nella prima si sentono chiaramente voci in sottofondo e persone che tossiscono, facendoci immergere in un’atmosfera di vita vissuta, quasi fossimo catapultati in una sala da tè, in un ristorante, in una qualsiasi sala d’attesa. Le stesse voci proseguono per pochi secondi anche nella successiva e ultima improvvisazione.Un mix di piano verticale, musica classica, atmosfere dark e sperimentazioni, questo è Five Chapters di Sound Awakener, che lo stesso compositore definisce come una rappresentazione di quella che è l’incessante ricerca che caratterizza l’esistenza dell’essere umano. E che a Sound Awakener piaccia sperimentare lo dimostra anche la cover al piano di una pietra miliare quale Echoes dei Pink Floyd. Sicuramente non è musica per tutte le orecchie, ma l’impatto, positivo o negativo che sia, è inevitabile.  Buon ascolto.

Sound Awakener, Five Chapters – Tracklist

1. Vibrate
2. Gather eternity
3. Gallery of emptyness
4. Remembering all passing things
5. Untold

 

 

http://youtu.be/nBRsf7905Cg

Irene Tempestini
Irene Tempestini

Giornalista pubblicista, storica dell'arte e Senior SEO Copywriter. Fondatrice e direttrice responsabile di Zest. Vengo da anni di cronaca e inchieste, e da quel mestiere ho imparato a guardare bene prima di scrivere. Faccio parte del Giornalismo Costruttivo, che non si ferma al problema, ma cerca anche risposte e vie d'uscita. Su Zest uso la cultura per interrogare il presente, tra suoni e visioni.

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