MEry Fiore, da Arezzo Wave a New York

La cantautrice salentina MEry Fiore si aggiudica il titolo di Best Arezzo Wave Band 2014, una borsa di studio del valore di 1.500 euro (messa in palio dalla Fondazione Arezzo Wave Italia e dalla Siae) e la possibilità di suonare – grazie alla collaborazione tra il festival italiano e Sonicbids – al CMJ – Cinema and Music Marathon di New York, il più importante appuntamento della musica indie della “grande mela”.

Sono più di 10.000 gli artisti da tutta Italia che hanno partecipato quest’anno al contest di Arezzo Wave Band. MEry Fiore ha superato prima le fasi di ascolto in studio, poi quelle di selezione dal vivo nelle finali provinciali e regionali arrivando come vincitrice della regione Puglia sui palchi di Arezzo Wave Love Festival lo scorso luglio, assieme agli altri finalisti regionali. La giuria di qualità, composta da artisti, addetti ai lavori e dallo staff di Arezzo Wave, dopo aver visionato tutte le esibizioni, ha scelto MEry Fiore come miglior scoperta del 2014. MEry Fiore è affiancata sul palco da Donato Nicolaci (chitarra), Matteo Spano (batteria elettronica) e Daniele Spano (synth e bass line). Le loro influenze si combinano dando vita a una miscela composita fatta di dub, dance, trip-hop, dream-pop, electro-pop e indie eock.

Si è esibita su numerosi palchi aprendo i concerti di Marzia Stano aka UNA , Calibro 35, Tying Tiffany e Cat Power ed ha partecipato all’evento del Primo Maggio Taranto 2014, insieme ad artisti come Caparezza, Vinicio Capossela, Afterhours, Tre Allegri Ragazzi Morti, Fiorella Mannoia e molti altri.

A testimonianza della vitalità della nuova scena musicale italiana saranno apprezzati da critica e pubblico anche il blues psichedelico dei Bufalo Kill di Caserta, la patchanka vitalissima dei Fantasia Pura Italiana di Prato, e la carica e il rock pulsante dei B.M.C Big Mountain County di Roma che sono giunti immediatamente dopo MEry Fiore.

 

Irene Tempestini
Irene Tempestini

Giornalista pubblicista, storica dell'arte e Senior SEO Copywriter. Fondatrice e direttrice responsabile di Zest. Vengo da anni di cronaca e inchieste, e da quel mestiere ho imparato a guardare bene prima di scrivere. Faccio parte del Giornalismo Costruttivo, che non si ferma al problema, ma cerca anche risposte e vie d'uscita. Su Zest uso la cultura per interrogare il presente, tra suoni e visioni.

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