di Riccardo Tronci
Dismaland, Bemusement Park è appena chiuso da un giorno e si fa strada la convinzione di non essere riusciti ad inquadrare del tutto quella che è una operazione di comunicazione, artistica ed economica. Un evento che ha concentrato opere di 58 artisti contemporanei tra i più in vista, spettacoli di eccezione (come i concerti di Damon Albarn e Massive Attack) in una cornice grottesca, che definire “dark” è assolutamente semplicistico.
Partiamo dal luogo, Weston-Super-Mare, dove dicono le leggende che circondano Bansky, l’ideatore del parco del disorientamento, che l’artista abbia passato più volte le sue estati da bambino. Si tratta, infatti, di una non ridente cittadina balneare, dove, prima dei voli low cost e dei last minute, molti inglesi si riversavano per passare le vacanze estive. Ad oggi un luogo desolato che, anche da solo, senza alcuna installazione, comunica profonda malinconia.
Come in ogni località balneare, anche qui vi sono alcuni bagni, ed è proprio in uno di essi, ormai in disuso, che Basnky ha progettato il proprio parco “non adatto ai bambini”, il Tropicana si trasforma in Dismaland. All’ingresso effettivi controlli si alternano con figuranti che fanno passare le persone sotto metal detector di cartone, invitandoli a fare veloce, in maniera molto sgarbata. Ad accogliere i visitatori il personale di Dismaland: ragazzi imbronciati che indossano le orecchie di Topolino e vendono palloncini con la scritta “I am an imbecile”.

Le favole sono finite. Una scritta che campeggia nel parco. La genialità si accomuna come spesso accade alla denuncia e richiama le persone, che si divertono, oppure criticano. Ma ad ogni modo devono affrontare argomenti duri, con il proprio punto di vista. Ci sono certamente occasioni di divertimento, e se queste hanno fatto scrivere ad alcuni che Dismaland altro non è che un indotto, una operazione economica, è pur vero che non si può osservare il parco senza provare un profondo senso di smarrimento. Il confine tra la fiera della vanità, tra lo scherzo troppo marcato su topic attuali, tra la pura denuncia e l’ironia, è sottile, e l’arte sta qui nel non far mai capire da quale parte siano le scarpe, da quale parte del confine. Chi compra un palloncino con su scritto “sono un imbecille” lo fa per partecipare, perché preso dall’atmosfera del parco, perché la trova un’idea geniale ed artistica o perché, non avendoci capito assolutamente niente, è davvero un imbecille?

Il parallelo non è casuale: Dismaland è un seme. Un seme artistico e sociale, che potrebbe germogliare, anche in Italia, forse, dove la critica da parte di artisti nei confronti delle vicende politiche ed attuali è sempre troppo morbida o mossa in maniera totalmente ingenua. In Italia abbiamo dimenticato cosa significhi parlare con le immagini, muovere accuse, colpire le persone e influenzare il dibattito civile con Oliviero Toscani, l’ultimo in grado di commuovere, accendere critiche, infiammare le persone. Non meraviglia, infatti, che non ci sia stato alcun artista italiano invitato a partecipare a Dismaland. E chi mai avrebbe dovuto invitare Basnky dall’Italia, Fedez?! Non ce ne vogliano artisti grandiosi e completi come Teo Theardo, il loro nome in Italia non sarà mai osannato, e la colpa è proprio della (non)cultura italiana, minore degli artisti.
Dismaland è un seme, perché segue un percorso ben stabilito e, dopo aver chiuso i battenti, apre in una nuova località. Calais, in Francia, precisamente nel campo di rifugiati che cercano di raggiungere l’Inghilterra dalla Manica, chiamato “la giungla”. Ma non sono previsti biglietti per questo nuovo allestimento, come recita il sito ufficiale stesso. Per il semplice fatto che al campo saranno inviati tutti i materiali utilizzati e riutilizzabili per costruire strutture adatte a realizzare una migliore accoglienza e sopravvivenza.

